| Penultimo appello. |
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| Scritto da m.a. |
| Giovedì 25 Marzo 2010 18:25 |
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Ormai ci siamo, domenica e lunedì si vota per prossimo sindaco di Faenza e per il prossimo consiglio comunale. In città l'attesa è alta, tutte le liste e i candidati si sono spesi con generosità. In tantissimi sperano di essere eletti, si sognano ribaltoni e conferme, si sussurra di sorprese e doppi turni, s'inviano gli ultimi sms e si porgono gli ultimi santini: postini e spazzini non hanno mai lavorato tanto. In questo carnevale della politica si rischia di perdere di vista il senso più forte della scelta, di rimuovere la ragione più alta delle elezioni: la tutela del bene pubblico, del bene di tutti. Invito tutti i nostri lettori (speriamo anche e-lettori) a raccogliersi un attimo prima di andare al seggio e a riflettere sui seguenti punti: - Ci è indifferente se a governare Faenza sarà una coalizione che vuole smantellare la Costituzione? - Faenza merita ordinanze razziste come quelle che si moltiplicano nei comuni governati dalla lega e dal centrodestra? - Chi, a livello nazionale, è irresponsabilmente immobile sulla crisi economica (record di disoccupati, calo dei consumi, salari fermi, ecc.) può essere credibile quando dice che farà correre Faenza? - Chi attacca il lavoro in tutte le sue forme (art. 18, modelli contrattuali, sicurezza...) non è un avversario di...classe? - Ai dipendenti comunali e pubblici in genere: pensate che gli amici di Brunetta siano anche vostri amici? - I poteri forti ci sono. E' un fatto. Noi vogliamo avere la forza politica per frenarli e controllarli. - Ho sentito il comizio di Grillo. Mi ha fatto ridere, ma anche piangere. La rabbia del suo movimento è la nostra rabbia;la voglia di trasparenza e partecipazione le hanno prese da noi (il bilancio partecipato è una proposta che ha ormai 10 anni e nei comuni dell'emilia-romagna è stato realizzato là dove la sinistra radicale esprimeva l'assessore al bilancio o era in maggioranza in giunta); lottiamo contro il nucleare da quando lui era ancora un solo un comico (e meno conosciuto); dove l'acqua è ancora in mani pubbliche (nella provincia di Ravenna, per esempio!) è perché per questo noi ci siamo battuti, dall'opposizione e in maggioranza. Sono molte le cose che ci uniscono, ed è un bene. A dividerci, credo, è come decliniamo l'urgenza della fase, come rispondiamo a questa crisi che è culturale e morale, oltre che economica. Io sento che le spinte antisistemiche (che hanno una loro legittimità) oggi contribuiscono a tornare all'anno zero della nostra democrazia. Non basta la rete a salvarci dal fallimento, dal disastro, dal buco nero di una nuova reazione, occorre un progetto di governo delle contraddizioni, dei problemi; serve un ancoraggio a valori più estesi, a solidarietà più stratificate, ad esperienze più radicate. Io non sono indifferente rispetto al governo di Faenza, perché non è vero che siamo tutti uguali. Il qualunquismo va a braccetto col trasformismo. - Si vocifera di tanti elettori del centrosinistra sbandati, scontenti, arrabbiati. Hanno delle ragioni (nemmeno noi siamo stati teneri con gli ultimi anni dell'amministrazione uscente, oppure sulla gestione delle primarie, o sullo sfaldamento del Pd), ma esse non sono sufficienti per passare dall'altra parte. Sono 5 le liste che appoggiano Malpezzi e se uno ha a cuore la dialettica democratica, ha tutte le possibilità di esprimere un dissenso senza per questo perdere di vista un orizzonte generale. Sono elezioni locali, ma in gioco c'è anche il consenso all'attuale governo. Il futuro del Paese, il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti passa anche dalla capacità di lanciare un segnale forte a chi si sente padrone di tutto e di tutti. Mi fermo qui, è solo il penultimo appello, domani scrivo l'ultimo. |
| Ultimo aggiornamento Domenica 28 Marzo 2010 20:13 |


